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Mercato di Ballarò

E' il più antico mercato "di grascia", cioè alimentare, di Palermo, sorto nell'omonima piazza del quartiere Albergheria. Già nel X Secolo, il viaggiatore arabo Ibn Hawqal ne descriveva le caratteristiche localizzandolo nel rabad - cioè nel borgo - meridionale. L'impianto, la disposizione delle botteghe e delle mercanzie, gli odori e i colori ricordano il tipico sûq arabo. Per quanto lo stesso nome appaia di matrice araba, sul significato sono molteplici le interpretazioni, giacché secondo alcune l'attuale Ballarò deriverebbe da "Balalah", cioè confusione, mentre secondo un'altra, ritenuta da più parti maggiormente attendibile, proverrebbe da "Segelballarat", cioè piazza del mercato. Secondo un'interpretazione degli inizi di questo secolo invece, il nome deriverebbe da "Bel Rom", una scritta presente in una tabella su un pilastro che intenderebbe ricordare il luogo del bellum romanorum, in cui il condottiero cartaginese Asdrubale venne sconfitto da Palermitani e Romani. Ancora, secondo Michele Amari, il nome potrebbe derivare da "Balhara", rievocando l'antico villaggio da cui giunsero i primi commercianti arabi che vi operarono. E infine, secondo una recente interpretazione, il nome deriverebbe da quello di Vallaraya, un re del Deccan, una delle prime regioni indiane conquistate dagli Arabi e da cui pare provenissero a Palermo molte delle spezie commerciate. In un vicolo in prossimità della piazza, nacque nel 1743 Giuseppe Balsamo, più noto come Conte di Cagliostro, personaggio che nella tradizione popolare assunse le connotazioni di un demonio incarnato, ma che in realtà viaggiò fra le corti europee proprio perché rappresentava la sintesi delle conoscenze acquisite in ambito scientifico, in un periodo in cui l'Inquisizione condannava, come a lui stesso accadde, tutti coloro che osavano sfidare la concezione del mondo vigente, unica considerata legittima.

Mercato della Vucciria

La Vucciria è il mercato più noto di Palermo. Divenuto famoso anche per essere stato oggetto di una tela del pittore siciliano Renato Guttuso. Ubicato nell'antico quartiere della Loggia, fra la via Roma, il Cassaro, la Cala, Piazza S. Domenico e via Giovanni Meli, è sorto con l'interramento del porto antico in cui si riversavano i detriti del Papireto e del Fiume del Maltempo o Cannizzaro (due degli antichi quattro corsi d'acqua della città posti rispettivamente a nord e a sud). Non è antico come Ballarò o il Capo poiché sorge fra il Decimo e il Dodicesimo Secolo. Il nome, ricordo della presenza angioina, è da attribuire alla storpiatura di "boucherie", il termine francese con cui si indica il mercato della carne, divenuto "Bocharria", "Bocceria", "Bucceria" ed infine "Vucciria". Nel XVI Secolo prendeva il nome di "Bocceria della Foglia", ad indicare che oramai vi si trovavano soprattutto frutta e verdura. L'opera di sistemazione vera e propria avvenne nel 1783 quando il Viceré Caracciolo volle fare costruire una serie di portici per formare una funzionale loggia quadrata e pose al centro dell'attuale Piazza Caracciolo una fontana marmorea. Un restringimento della piazza fu attuato dopo il taglio del tronco di via Roma fra il 1894 e il 1898, ma comportò contemporaneamente un'estensione del mercato verso le vie che lo circondavano, congiungendolo a quello di piazza Garraffello.
Riscoperto negli ultimi anni, dopo un periodo di crisi commerciale causato soprattutto dallo spopolamento del quartiere, è oggi luogo non soltanto di acquisto di prodotti ortofrutticoli, ma anche di visita turistica per tutti coloro che amano immergersi nella tipica "confusione" provocata dai banditori dei sûq mediterranei; talmente famosa da indicare - nel "fare vucciria" - la pratica di persone che, come ci fa sapere il Traina, «... adunate insieme ... rumoreggiano cicalando».

Mercato del Capo

Localizzato nell'attuale quartiere Palazzo Reale-Monte di Pietà, è un tipico mercato di impianto arabo e sfocia nell'omonima piazza, fra le vie Beati Paoli, Porta Carini, S. Agostino, Cappuccinelle e la discesa dell'Eternità. Sorto nella parte superiore dell'antico Hârat-as-Saqâlibah o quartiere degli Schiavoni, denominato in periodo normanno "Seralcadio", prende il nome dal fatto che la contrada su cui sorse, occupava la parte superiore del quartiere. Di sicura origine araba, ne compare il nome in alcuni documenti della fine del XIII Secolo, come «platea publica Seralcadii» e successivamente, in un altro documento, come «platea magna». Vi si trova testimonianza oltre che della presenza della "grascia" (alimenti) in genere anche del pesce, e a tutt'oggi è assai noto per l'ottima qualità del pescato. È stato giustamente affermato che il mercato del Capo è sopravvissuto ai più svariati tentativi di modificazione: a cominciare dalla costruzione di un mercato più grande limitrofo avvenuta nel 1874, alla riorganizzazione urbanistica del rione Concezione nel 1935, fino ai bombardamenti del '43 e al seguente spopolamento dei quartieri del centro. Insieme con Ballarò è dunque il mercato che consente d'immaginare la vita di una Palermo saracena, offrendo gli odori, i sapori, i colori e i suoni più caratteristici dell'aria panormita e consentendo di avvicinarsi ad un contesto sociale che, fra attività di antichi mercanti e di nuovi venditori da un lato, e problemi di quartiere di una città moderna, dall'altro, vive e fa vivere, non isolandole, le sue più sane tradizioni.

 

 

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